PERCHE’ SEI ARRIVATA, ANSIA?

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“La tua ansietà è direttamente proporzionale alla tua dimenticanza della natura, perché tu porti in te stesso paure e desideri illimitati.”  Epicuro

L’ansia è un emozione caratterizzata da sensazioni di tensione, minaccia, apprensione e modificazioni fisiche, come aumento della pressione sanguigna, sudorazione, tremolio, tachicardia, vertigini/capogiri. Quando siamo in ansia l’attenzione si focalizza sull’oggetto che ci sta rendendo ansiosi, aumentando la nostra preoccupazione o spingendoci a comportamenti inusuali. Questo comportamento implica un’identificazione con l’ansia e le sensazioni fisiche ad essa connesse e quindi uno sguardo che va nel dettaglio.

Cosa fare quindi quando l’ansia viene a trovarci?
E’ necessario ampliare il nostro sguardo per accoglierla, ascoltarla e riconoscerla; come scrive James Hillman, le malattie servono a tenerci in stretto contatto con la parte più profonda di noi, altrimenti diventeremmo estranei a noi stessi:

“La patologia è il luogo che trattiene la persona nell’anima; è il tormento che non ci permette di fare gli ingenui, di continuare come se niente fosse; è qualcosa di spezzato, di storto, che ci obbliga a riflettere continuamente.”

L’ansia è un mondo che vuole allargarsi, un’energia che esplode e che ci soffoca perché l’anima si sente soffocata e l’unico modo che ha per tornare a vivere è quello di rompere gli argini, di sfogarsi verso chi sta tentando di soffocarla.
Lo sguardo interiore, quello in grado di spegnere l’ansia è infinito, panoramico e l’accoglie come qualcosa che è venuto a trovarci per far emergere l’energia che abbiamo represso, per farci fare un’altra vita rispetto a quella intrapresa e ci porta a fare meglio il lavoro che non abbiamo iniziato a fare o che facevamo. Impariamo a domandarci “quanti personaggi straordinari e misteriosi abitano dentro i miei disturbi?”. Quando lasciamo spazio al lamento al rimuginio, a dire come siamo e come dovremmo essere apriamo la strada al disagio. Quando cerchiamo l’infinito nelle cose, incominciamo a vivere una dimensione più autentica, più profonda e più naturale.
Occorre quindi ritrovare quel “vecchio” modo analogico di pensare e di vedere la realtà e tornare ad essere e a sentirci estranei a noi stessi: di tanto in tanto nel corso della giornata proviamo a fantasticare, ad espanderci verso nuove realtà, ad immaginare nuove situazioni, come se fossimo in una fiaba che ci colloca nel senza tempo, nel mito, nella leggenda, nel rito. La mente cambia con il cambiare dell’immaginazione: esperienze alternative costruiscono differenti processi di pensiero e di attribuzione. Perdersi nell’immaginazione, nella fantasia, è un grande antidoto contro gli sfoghi dell’Anima.

Quando arriva l’ansia, impariamo quindi ad accoglierla, poichè tutto ciò che neghiamo o reprimiamo diventa più forte e prima o dopo irromperà più potente di prima.

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